mercoledì 12 agosto 2020

Napoli, per il salto di qualità sulle fasce regalati Reguilon


Stagione finita, testa al calciomercato. Questo è il presente del Napoli, anche nell'incontro andato in scena a Capri la strategia di rafforzamento della squadra è stata tema caldo. Nell'ambito delle discussioni per il rinnovo di contratto, tra Gattuso e De Laurentiis più che di cifre si è parlato di garanzie tecniche perché l'ex tecnico del Milan è ambizioso e non vuole che il club si fermi all'acquisto record di Osimhen.
Uno dei ruoli che meritano maggiore attenzione è quello del terzino sinistro, dove il titolare ad oggi è Mario Rui. Il portoghese è apprezzato dalla tifoseria ed è stato ricompensato con un prolungamento di contratto dalla società, ma anche contro il Barcellona ha dimostrato che più il livello si alza e meno sono le garanzie, soprattutto difensive, che può offrire. La sua riserva diretta poi è Faouzi Ghoulam, ormai lontano parente del travolgente fluidificante della gestione Sarri e che gli azzurri stanno facendo grande fatica a piazzare sul mercato.
Per questo motivo Giuntoli ha messo gli occhi su Sergio Reguilon, che in questi giorni sta disputando l'Europa League da protagonista col suo Siviglia. Lo spagnolo è stato eletto miglior terzino sinistro dell'ultima Liga con la maglia degli andalusi, ma è di proprietà del Real Madrid che vuole fare cassa con il suo cartellino. Il Napoli ha chiesto informazioni e si è visto rispondere che saranno necessari 25 milioni per portarsi a casa il classe '96; da battere c'è una nutrita concorrenza composta proveniente proprio dal Siviglia che lo vorrebbe trattenere, e dalla Premier League, dove in particolare il Chelsea cerca un giocatore nel ruolo e sta sbattendo sulle richieste del Leicester per Ben Chilwell. Nelle ultime ore sono circolate voci anche su interessamenti di Juventus e Lazio, che al momento però non trovano conferme.
Un obiettivo importante come Reguilon rappresenterebbe l'ideale alter ego di Rui sulla corsia mancina, anche se per una questione di costi sono contemporaneamente al vaglio i profili di Mykolenko, '99 della Dinamo Kiev, e Karbownik, 2001 del Legia Varsavia.

martedì 11 agosto 2020

Roma: l’era Friedkin si apre con la caccia al nuovo ds, solo suggestione il Petrachi bis


La data cerchiata in rosso sul calendario della Roma è quella del 17 Agosto, giorno in cui verrà ultimato il closing che sancirà il definitivo passaggio di consegne da James Pallotta a Dan Friedkin. Ma il proprietario prossimo venturo dei giallorossi si sta già muovendo, insieme al figlio Ryan e ai suoi collaboratori di fiducia, per riformulare l'organigramma e definire i ruoli nella società che verrà. Secondo le ultime indiscrezioni l'intenzione è quella di inserire due figure, un direttore sportivo e un direttore dell'area tecnica, con il nome di Francesco Totti che continua a rimbalzare in giro, nonostante le smentite di rito e la nuova vita del Pupone da procuratore e talent scout.
La priorità però è quella del ds, visto che c'è da gestire il calciomercato ( al momento affidato a De Sanctis) e rafforzare la squadra in vista di una nuova stagione che è molto più vicina di quello che sembri. La suggestione di un Petrachi bis si è spenta presto: una buona parte della piazza vedeva di buon occhio un clamoroso ritorno, avendone apprezzato il fiuto in sede di campagna acquisti nonostante il carattere fumantino, ma evidentemente i contrasti che hanno portato al suo licenziamento per giusta causa non erano limitati solo alla figura di Pallotta. Da escludere anche le piste che portano a Paratici e Giuntoli, molto cavalcate dai giornali negli ultimi giorni, che non lasceranno Torino e Napoli.
E allora chi rimane? Detto della stima per l'ex romanista Pradè, a cui però è stata rinnovata la fiducia dalla Fiorentina, e tralasciando ipotesi come quella di Rangnick, poco probabili dopo la fallimentare esperienza Monchi, un nome caldo è quello di Piero Ausilio. L'Inter attualmente è concentrata sull'Europa League, ma le parole di Conte dopo l'Atalanta, indirizzate anche nei suoi confronti, non sono state dimenticate e potrebbero aprire a scenari da verificare.
È probabile che la Roma opti per un dirigente italiano avendo già proprietà e guida tecnica straniere, ma non sono lo stesso da escludere candidature dall'estero in grado di aggiudicarsi a sorpresa la scrivania, come quella emersa nelle ultime ore di Ramon Planes, dal 2018 uomo mercato del Barcellona.

Foto: ( ilromanista. eu)

Juventus, la rivoluzione passa anche dal campo: il primo arrivederci e grazie è per Matuidi


Un anno zero all'orizzonte per la Juve. Non che ci voglia un genio per capirlo dopo la nomina di Andrea Pirlo come nuovo allenatore; ma a differenza di altri presunti "anni zero" che poi hanno visto i bianconeri trionfare e migliorarsi stagione dopo stagione, stavolta la rivoluzione riguarderà anche il parco giocatori.
Un rinnovamento della rosa che già in passato Allegri aveva posto come condizione necessaria per proseguire un percorso insieme e che solo adesso Andrea Agnelli ha deciso di abbracciare in pieno.
"Abbiamo una delle rose più vecchie d'Europa, anche questo sarà elemento di valutazione" ha detto il numero uno juventino dopo l'eliminazione dalla Champions League. Un restyling per la Vecchia Signora, di cui a fare le spese per primo è Blaise Matuidi. Il Campione del Mondo è un pallino di Aulas, presidente curiosamente del Lione carnefice bianconero, ma ha preferito le ammalianti sirene dell'Inter (Miami) e degli States invece del ritorno in Francia. La Juventus ha deciso di liberarlo a costo zero per risparmiare i 3,5 milioni netti da corrispondergli per il restante anno di contratto. Se ne va così un giocatore apprezzato per il suo dinamismo e il suo lavoro sporco a servizio della squadra ma che aveva perso centralità nell'ultimo anno. Non sarà l'unico sicuramente, perché i prossimi designati a fare le valigie sono Higuain e Sami Khedira, con cui si sta trattando la risoluzione di due contratti onerosi. Trovare un accordo con due giocatori di questo calibro non si preannuncia facilissimo, molto dipenderà dall'entità della buonuscita ma ormai è stato deciso che non faranno parte del nuovo corso targato Pirlo.
Altro giro, altra corsa, quella di Douglas Costa e Ramsey, accomunati da una frustrante inaffidabilità fisica e da un ingaggio ingombrante. Il gallese, va detto, è stato un flop di Paratici che mettendo sulla bilancia pregi e difetti storici dell'ex Arsenal si è lasciato sedurre dalle sue doti di palleggio, credendo di poter mettere a disposizione di Sarri un centrocampista alla Hamsik. La possibilità di ricavarci una buona plusvalenza è ancora d'attualità, ma bisogna vedere quanto siano concrete le manifestazioni di stima che provengono dalla Premier League. Presenti sulla lista dei partenti anche due terzini destri come De Sciglio, che ha ancora ammiratori in giro per l'Europa, e Danilo, su cui pesa però la valutazione di 37 milioni fatta la scorsa estate col City nell'ambito dello scambio con Cancelo.
Discorso leggermente diverso infine per Bernardeschi e Rugani, entrambi probabilmente a fine ciclo a Torino: in virtù della giovane età verranno utilizzati come pedine di scambio in alcune trattative, ma soprattutto l'ex Viola difficilmente potrà essere lasciato andare in mancanza di offerte all'altezza, dopo i 40 milioni sborsati alla Fiorentina per prelevarlo.

domenica 9 agosto 2020

La Juventus a Pirlo: viaggio nelle idee di calcio del Maestro diventato Mister


In una giornata convulsa e frenetica ai massimi storici per i colori bianconeri, la Juventus ha dapprima sollevato dal suo incarico Maurizio Sarri e poi ha nominato come suo successore Andrea Pirlo, designato appena una settimana prima come tecnico dell'U23. Una scelta presa in prima persona da Andrea Agnelli dopo il decretato fallimento del progetto tecnico dell'ex Napoli, che probabilmente ha accelerato sulla tabella di marcia la promozione, comunque prima o poi scontata, dell'ex regista ad allenatore della Prima Squadra. Parola chiave entusiasmo, dopo un'annata con qualche turbolenza di troppo per quelli sono gli standard dell'ambiente juventino: il passaggio da Sarri, che ha sempre dato la sensazione di essere un ospite di passaggio a livello di comunicazione, a Pirlo, ben identificato con la tifoseria dopo anni di successi insieme, in questo senso è riuscitissimo. Resta però la curiosità di conoscere e sviscerare le idee di gioco dell'ex Campione del Mondo, del tutto ignote considerando le zero panchine finora al suo attivo.
Gli indizi sulla sua filosofia di calcio sono disseminati qua e là, grazie principalmente a una diretta Instagram dai toni scherzosi con Fabio Cannavaro risalente al lockdown e alla conferenza stampa di presentazione come mister della U23, decisamente più seriosa.
"Il 433 a me piace. Poi magari ti accorgi che tu hai giocatori che pensavi fossero in un modo e invece capisci che non possono giocare in quel modo, quindi ti adatti a farli giocare in un altro modo. Se ti fissi con il modulo e i tuoi giocatori non possono farlo, butti tempo e loro non rendono."
"Ho in testa il mio modo di giocare. Con la palla tra i piedi e con la voglia di giocare sempre per vincere. Da giocatore odiavo delle cose e non vorrò rivederle in campo. La mia squadra dovrà giocare bene, avere la padronanza del gioco. Il modulo si sceglie in base ai calciatori, ce ne possono essere tanti. È l'occupazione degli spazi la cosa importante. Ed avere principi chiari."
Possesso palla e una preferenza di base per il 4-3-3 che sulla carta non lo rendono troppo dissimile dal suo predecessore, ma anche la voglia di non essere considerato un integralista tattico, come più volte rimarcato. Un atteggiamento curiosamente in linea con le caratteristiche degli acquisti già definiti dalla Vecchia Signora per la prossima stagione: Arthur nelle intenzioni era stato preso per farne l'ideale regista sarriano, ma è un centrocampista molto duttile che in Catalogna ha dimostrato di poter giocare anche mezzala. Stesso discorso per Kulusevski, il gioiellino svedese è stato acquistato a Gennaio dall'Atalanta e sebbene il suo ruolo naturale sia quello di esterno destro che converge col mancino, sa adattarsi bene anche come trequartista.
In attesa di sapere come si evolverà il resto della campagna di rafforzamento della Juventus, chiamata ad una semi rivoluzione anche in campo oltre che in panchina, è lecito aspettarsi quindi il prossimo anno una formazione offensiva e poliedrica.
L'ultimo ex giocatore in casa bianconera a essere diventato allenatore senza esperienza da head coach è stato Ciro Ferrara nel 2009, esonerato dopo 31 partite a cavallo di due stagioni. L'auspicio è invece quello di ripetere i risultati avuti da Guardiola e Zidane, promossi quando erano al timone rispettivamente di Barça B e Real Castilla, ma in ogni caso Andrea Agnelli, dopo aver dato inizio a 9 anni di dominio incontrastato in Italia con la scelta di Antonio Conte, si è guadagnato ampiamente il beneficio del dubbio.

Napoli, gli insegnamenti della notte dei rimpianti del Camp Nou


Fine del sogno Champions per il Napoli che si è arreso al Barcellona nella tana del Camp Nou e soprattutto si è inchinato, come spesso accade d'altronde, a sua Maestà, Leo Messi. Perdere con il Barcellona ci sta, ma c'è un po' di delusione come dichiarato da Gattuso nel post partita per non aver capitalizzato quella sensazione di attaccabilità che i catalani hanno dato. Il Napoli per buoni tratti della gara ha giocato ad armi pari con i blasonati avversari - si fa per dire visto il 10 che indossa la camiseta blaugrana - ma ha pagato a caro prezzo il blackout del primo tempo. Un momento di confusione innescato, va detto, da una clamorosa svista dell'arbitro Cakir sulla zuccata di Lenglet. Gli errori arbitrali non vanno mai presi come alibi per giustificare una sconfitta, ma la condotta del direttore di gara turco è stata veramente schizofrenica e se sommata a quella di Zawyer in Juventus- Lione della sera prima, rivela che c'è un grosso problema di fischietti e di utilizzo del Var anche a livello europeo. Detto ciò il Napoli dovrà fare tesoro degli insegnamenti della sconfitta del Camp Nou per ripresentarsi più pronto ad appuntamenti di gala come questi.
Il palo in apertura di Mertens è un'immagine ben presente nella mente dei tifosi partenopei, lo specchio di una mancanza di cinismo già riscontrata in stagione. Difficile rimproverare qualcosa al belga, ma è risaputo che se non sai approfittare delle occasioni che ti capitano contro questo tipo di squadre, alla fine vieni punito. Lo stesso discorso vale per la mezz'ora di totale smarrimento seguita al vantaggio irregolare di Lenglet; un difetto di personalità e di mentalità reso più grave dalla mancanza di un pubblico ostile sugli spalti, anche se imputabile in parte all'andamento surreale di una gara contraddistinta da un episodio dietro l'altro nei primi 45'.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto dopo un'eliminazione comunque a testa alta? Quel che è certo è che il progetto tecnico di Gattuso è iniziato solo pochi mesi fa dopo aver preso gli azzurri in corsa e averli tirati fuori da una situazione difficile; il processo di crescita della sua squadra passa anche da delusioni come questa, così che l'Everest, quando torneranno le magiche notti di Champions, sia meno impervio da scalare.

sabato 8 agosto 2020

Sarri out: parte la caccia al sostituto, Inzaghi il preferito



Non si è fatta attendere troppo la decisione di Andrea Agnelli, che dopo un confronto approfondito con Maurizio Sarri e i suoi dirigenti per analizzare la stagione, ha deciso per l'esonero dell'ex tecnico del Napoli. D'altronde la partenza del prossimo campionato è fissata per il 19 Settembre, una data molto vicina che non ha lasciato spazio a una fase supplementare di valutazioni. Adesso parte la caccia al prossimo allenatore, con una rosa di nomi abbastanza ristretta. Se il sogno è Zidane e la soluzione fatta in casa è rappresentata da un Andrea Pirlo decisamente inesperto, la realtà più concreta ha il volto di Simone Inzaghi e Mauricio Pochettino. L'allenatore della Lazio piace molto, ma trattare con Lotito un suo via libera potrebbe richiedere un tempo che la Juventus non ha, se vuole preparare al meglio l'anno calcistico venturo; ecco quindi che la pista Pochettino, con la sua esperienza europea frutto degli anni al Tottenham e libero da vincoli contrattuali, potrebbe prendere quota nelle prossime ore.

Le macerie dopo il giorno del giudizio per la Juventus: tempo di riflessioni per Agnelli


Doveva essere il giorno del giudizio per la Juventus e così è stato. La partita contro il Lione era crocevia fondamentale per valutare la stagione bianconera nel suo complesso, contro un avversario da rimontare dopo l'andata al Parc OL, ma assolutamente abbordabile, sia sulla carta che per quanto espresso dai 90' minuti dello Stadium. Dopo la vittoria inutile di ieri targata principalmente Ronaldo, c'è un'Italia pallonara che esulta e un'altra, ovviamente quella juventina, piena di dubbi e incertezze sul prossimo futuro; perché vincere è l'unica cosa che conta, ma se non è sinonimo di passaggio del turno poco importa.
L'intervista a fine partita di un deluso ma sempre lucido Andrea Agnelli ha offerto numerosi spunti, allontanando apparentemente ombre da un gruppo dirigente non esente da responsabilità, e mettendo indirettamente sul banco degli imputati quello che secondo molti è il principale colpevole, Maurizio Sarri. Il numero uno della Juventus ha ufficialmente dato il via al tempo dei confronti e delle riflessioni per capire se è giusto andare avanti col tecnico di Figline, uno scenario simile a quello di poco più di un anno quando poi si arrivò alla separazione con Allegri. La Vecchia Signora -Sarri può stare tranquillo - non prenderà decisioni "dilettantesche" in base ad una sola partita, ma è l'andamento complessivo antecedente ad essa che verrà messo sotto esame, e qui Sarri deve essere meno tranquillo. La domanda che ci si dovrebbe porre è: un allenatore che ha vinto uno Scudetto da favorito, con la squadra più forte e abituata a vincere, merita automaticamente la conferma a prescindere da un altro tipo di valutazione? Il bilancio bianconero quest'anno racconta di una eliminazione precoce in Champions, due finali perse in Supercoppa e Coppa Italia e di un campionato vinto col fiatone facendo registrare numeri negativi , se presi nell'insieme degli ultimi nove anni di dominio in Italia, per totale di sconfitte, gol subiti, punti e distanza dalle inseguitrici. Il tutto senza neanche parlare dell'attuale fallimento di un progetto tecnico che non può essere riassunto dal fatto di non avere i giocatori con le caratteristiche più adatte alla propria idea di calcio, se chi va poi in campo non dà l'idea di avere chiare le consegne del proprio allenatore.
Va detto che al momento due fattori girano in favore dell'ex tecnico del Napoli, comunque a forte rischio esonero, soprattutto tenendo a mente che una società come la Juventus prende sempre decisioni razionali e a mente fredda: in primis la finestra temporale molto esigua tra la fine di questa stagione e l'inizio della prossima, che complica la tentazione di un cambiamento radicale. In secondo luogo l'identità del suo sostituto. L'unico che potrebbe far saltare il banco senza troppi indugi è Zinedine Zidane, che potrebbe non restare al Real, ma il nome più concreto ad oggi è quello di Simone Inzaghi. Un profilo molto stimato da tempo, ma non facile da strappare alla Lazio con cui sta temporeggiando sul rinnovo del contratto, e pur sempre digiuno di esperienza in una competizione che senza tanti giri di parole, è quella che a Torino sposta i giudizi.
Giorni caldi per Andrea Agnelli, la Juventus si affida alla saggezza del suo Presidente per ripartire dopo una stagione di promesse non mantenute, ma pur sempre vincente.