giovedì 17 settembre 2020

Quando vincere il triplete non basta: Perisic e l’Inter in cerca di un nuovo addio

Quando prendi un allenatore come Antonio Conte, sai bene che affinché il rapporto funzioni in maniera proficua è necessario che venga accontentato in ogni sua richiesta; e se non lo sai, ne fai le spese sulla tua pelle durante la stagione, come ha fatto l'Inter che ha dovuto incassare più di uno sfogo sopra le righe da parte del suo tecnico. Questo vale per la società e per i dirigenti, che devono seguire i suoi diktat sul mercato, ma anche per i giocatori, che devono avere dal momento in cui mettono piede ad Appiano l'atteggiamento da lui preteso e soprattutto essere funzionali al suo stringente credo calcistico.
Accade così, che dopo i mesi difficili passati da Eriksen dal suo arrivo a Milano, un esterno fresco campione d'Europa (e finalista di un Mondiale solo due anni fa), torni alla base per fine prestito con un triplete appena depositato in bacheca, senza poter trovare una reale sistemazione in squadra. Appare molto difficile infatti che Ivan Perisic possa convincere Conte a modificare il suo schematico 3-5-2 per fargli spazio, così come ad oggi è poco realistico immaginare una sua ricollocazione da esterno a tutta fascia, dopo il tentativo non andato a buon fine la scorsa estate. La realtà è che l'Inter è semplicemente in attesa di acquirenti che si facciano avanti, con i sondaggi che arrivano dalla Germania e il Manchester United che ha nel croato un pallino di vecchia data, anche perché comprensibilmente c'è una rosa di 32 elementi che va sfoltita e con la quale monetizzare per sbloccare nuovi arrivi. Qualcuno potrebbe obiettare che se Perisic fosse così indispensabile il Bayern l'avrebbe riscattato, a maggior ragione visto che i nerazzurri avevano progressivamente rivisto al ribasso le proprie pretese: i tedeschi però hanno ragionevolmente deciso di non investire su un 31enne dopo l'ultima trionfale stagione, visto il contestuale arrivo del più giovane (e forte) Leroy Sané.
Il paradosso però in casa Inter resta e non può non essere evidenziato: prendere amaramente coscienza nelle notti europee di un deficit di esperienza ad alti livelli, per poi accompagnare all'uscita un giocatore che ha contribuito attivamente alla vittoria dell'ultima Champions, giocando da titolare tutte le partite delle Final Eight eccezion fatta per la finale.

mercoledì 16 settembre 2020

Godin sulla scia di Emre Can: ex parametri zero prima sedotti e poi abbandonati


Il mercato dei parametri zero, o free agents come vengono chiamati negli States, negli ultimi anni ha acquisito sempre maggiore importanza. In Italia una delle chiavi dei successi della Juventus nell'ultimo decennio è stata la capacità di attrarre tramite il progetto sportivo giocatori giovani e meno giovani, come Pogba, Khedira e l'attuale allenatore bianconero Andrea Pirlo, senza dover sostenere trattative e costi legati all'acquisto dei relativi cartellini. Beppe Marotta nei suoi anni torinesi è stato grande promotore di questa strategia che poi ha portato avanti all'Inter e che è stata assimilata anche dal suo allievo e braccio destro Fabio Paratici come dimostrato dagli arrivi di Rabiot e Ramsey. Non sempre però le proverbiali sette camicie che i club devono sudare durante la fase del corteggiamento agli appetiti giocatori prossimi allo svincolo, corrispondono poi al trattamento e alla fiducia che gli stessi ricevono una volta scelta la loro destinazione.
È il caso ad esempio di Emre Can, che arrivò allo Stadium nel 2018 in pompa magna dopo aver rifiutato ripetutamente il rinnovo con il Liverpool, che curiosamente dopo il suo addio ha vinto una Champions League e una Premier League attesa da 30 anni. Dopo un primo anno in Italia positivo e in crescendo, grazie anche ad una certa duttilità che permise ad Allegri di schierarlo come terzo di difesa nei momenti cruciali della stagione, le cose per il tedesco precipitano con il cambio di allenatore. Maurizio Sarri non lo ritiene adatto per il suo centrocampo ideale, ma gli ci vogliono sei mesi ai margini della rosa per accettare il Borussia Dortmund e regalare alla Juventus una succosa plusvalenza, a soli 18 mesi dall'inizio della nuova avventura.
La vicenda richiama quella di Diego Godin, forse dai contorni ancora più surreali. Uno dei colpi a cinque stelle dell'estate nerazzurra, consacratosi come uno dei difensori più arcigni del panorama europeo sotto la guida del Cholo Simeone, ha dovuto convivere con giudizi al limite dello schizofrenico nella sua prima, e a questo punto unica, stagione a Milano. Da difensore bollito incapace di adattarsi ad un nuovo modulo a campione che con umiltà è riuscito a reinventarsi e risorgere nella insolita cavalcata agostana di Europa League, da riserva del giovane rampante Bastoni a sceriffo della retroguardia che ha fatto scivolare Skriniar in panchina. Tutto nel giro di pochi mesi. Eppure l'Inter ha deciso di liberarsi dell'uruguaiano nel suo momento migliore, agevolandone l'uscita in direzione Cagliari tramite buonuscita e persino proponendosi di pagare un paio di mensilità dell'ingaggio, pur di rimediare ad un triennale da 6 milioni netti compresi bonus firmato un anno fa, che nel mezzo di una pandemia, è nel frattempo diventato un errore finanziariamente insostenibile. E poco importa in fondo che Conte perda uno dei pochi elementi davvero vincenti in squadra, che non ha mai detto una parola fuori posto quando è stato accantonato a favore di un compagno di 13 anni più giovane, che ha lasciato in lacrime quella che considerava una famiglia all'Atletico Madrid per fare questa nuova esperienza.
Sedotti e poi accompagnati all'uscita, questo il destino che accomuna alcuni parametri zero lasciatisi convincere da ponti d'oro e promesse non mantenute di un futuro insieme.

martedì 15 settembre 2020

Kumbulla (quasi) come Astori: la Roma ad un passo da un altro sgambetto alla Lazio


La Roma è indiscutibilmente la protagonista delle ultime ore di calciomercato, dopo settimane di semi immobilismo in cui gli sforzi sono stati concentrati principalmente sulla riduzione del monte ingaggi e sul reperimento di risorse da investire per muoversi anche in entrata. L'intrigo legato a Milik e al domino di attaccanti che coinvolge Edin Dzeko e Suarez continua a riempire le pagine dei giornali, ma i giallorossi sono attivi anche su altri fronti.
È stato praticamente definito l'accordo con l'Hellas Verona per Marash Kumbulla, sulla base di un prestito con obbligo di riscatto per un'operazione il cui valore complessivo si aggira sui 30 milioni di euro. Un inserimento a sorpresa quello della dirigenza romanista sia per i costi dell'affare (anche se la carta Cetin che disputerà la stagione agli ordini di Juric è un jolly da giocarsi), sia per la folta concorrenza con Napoli, Inter e Lazio che nell'ordine hanno manifestato in tempi diversi un grande interesse per il difensore classe 2000. La Roma ha stabilito come propria priorità il rafforzamento del pacchetto arretrato e preso atto degli estenuanti tempi della trattativa Smalling con il tira e molla con lo United che va avanti da mesi, ha deciso di cautelarsi con l'italo-albanese in caso di definitiva fumata nera, anche se non è del tutto escluso che alla fine entrambi possano arrivare nella Capitale per la felicità di Fonseca.
Per la Roma l'arrivo di un difensore già trattato recentemente dai cugini laziali sarebbe una sorta di deja vu, dopo lo scippo di Astori risalente a 6 anni fa. Nel 2014 la Lazio era convintissima di portarsi a casa il centrale del Cagliari prima che in poche ore si concretizzasse il sorpasso giallorosso, mentre in questa circostanza a dire il vero non è mai stata raggiunta un'intesa totale per Kumbulla a causa delle valutazioni discordanti sulle possibili contropartite tecniche. Ma è innegabile come l'acquisto di un obiettivo di mercato dichiarato dei biancocelesti, per cui in prima persona si era mosso anche Lotito con il collega e amico Setti, sarebbe ulteriore motivo di soddisfazione insieme all'essersi assicurati le prestazioni di una delle più belle rivelazioni dell'ultima Serie A.

lunedì 14 settembre 2020

Roma, quando le amichevoli insinuano dubbi: Kardsorp e Under protagonisti sul campo e sul mercato


È ufficialmente iniziata per la Roma la settimana che porterà alla sfida del Bentegodi contro l’Hellas Verona, valida per la prima giornata della Serie A 2020/2021. Gli uomini di Fonseca ci arrivano, come tutti, nel mezzo di un mercato in pieno svolgimento che regala tanti punti di domanda, dalla definizione dell’affare Smalling che tarda una volta di più ad arrivare fino alla partenza di capitan Dzeko che resta ancora possibile, passando per la cessione di alcuni elementi con il cartellino vendesi ben in vista che però ad oggi restano arruolabili per la prima partita stagionale.
Su quest’ultimo fronte i giallorossi hanno potuto constatare come Rick Karsdorp e Cengiz Under si siano messi in luce nel precampionato, tenendo conto del livello delle avversarie fatta eccezione per il Cagliari, al punto da generare anche qualche legittimo dubbio sulla possibilità di tenerli in rosa in assenza di offerte allettanti. L’ex Feyenoord all’improvviso si è ritrovato padrone della fascia destra della Roma in questa pazza estate: con Zappacosta rientrato al Chelsea per fine prestito, Florenzi ceduto al Psg e Bruno Peres positivo al Covid, l’olandese è stato titolare in tutte le amichevoli alternando spunti importanti in fase di spinta ad amnesie già viste in passato in difesa. Ma il destino potrebbe regalargli una incredibile chance contro il Verona, a seconda delle condizioni del brasiliano; anche per questo motivo la dirigenza sta temporeggiando nella trattativa col Genoa, dopo il passaggio all’Atalanta clamorosamente sfumato per questioni di commissioni. Discorso per certi versi simile per Under, parzialmente “rimesso in gioco” dal grave infortunio di Zaniolo. Il turco è andato a segno contro Frosinone e Cagliari, mentre nel frattempo fuori dal campo tramontava il suo trasferimento al Napoli; piace in Inghilterra e in Germania, ma sulle scrivanie di Fienga e De Sanctis le offerte concrete latitano ad oggi. Anche lui sarà probabilmente a disposizione per l’incrocio con la truppa di Juric ma a meno di un repentino ritorno al vecchio 4-2-3-1, la Roma si sente coperta sulla trequarti anche senza l’esterno acquistato da Monchi tre estati or sono. 

Foto: ( Tuttosport. com)

domenica 13 settembre 2020

Milan, se tre indizi fanno una prova (anche in pre-season) Colombo è pronto: i preliminari per stupire


Nel precampionato del Milan i risultati delle amichevoli e gli esiti della campagna acquisti vanno di pari passo: soddisfacente sia il lavoro di Pioli a livello di preparazione per la nuova stagione che è alle porte, sia l'attuale operato di Maldini e Massara ancora molto attivi per inserire un rosa un difensore centrale, un altro centrocampista e un vice Ibra.
Sí, perché chiedere all'autoproclamata divinità svedese di giocare tutte le partite a quasi 39 anni appare un po' esagerato, e d'altro canto sia Rebic che Leão si possono adattare per necessità, ma hanno dimostrato di non avere le caratteristiche proprie della prima punta. Per diverse settimane è stato speso con insistenza il nome di Luka Jovic (una pista che potrebbe tornare in auge nelle ultime battute del mercato se il Real dovesse trovare un sostituto), ma il profilo ricercato in realtà potrebbe essere già in casa.
Si tratta del giovane Lorenzo Colombo che dopo aver attirato l'attenzione di Pioli nel post lockdown al punto da regalarsi un esordio da brividi tra i professionisti, all'Allianz Stadium di Torino nella semifinale di ritorno della Coppa Italia, ha saputo approfittare della pre-season per proporsi come valida alternativa nel ruolo di punta centrale. Tre i gol messi a segno in quattro partite contro Monza, Vicenza e ultimo il Brescia, tutte avversarie che il prossimo anno prenderanno parte al campionato di Serie B. Il classe 2002 da sempre è considerato il talento più fulgido del vivaio nella sua fascia d'età, ma qualche infortunio e la retrocessione del Milan nella poco competitiva Primavera 2 (9 reti in sole 6 presenze) lo avevano allontanato un po' dalle luci dei riflettori, "impolverando" anche le sue notevoli performances con la maglia della Nazionale u17.
I preliminari di Europa League alle porte sono l'ideale banco di prova per l'attaccante mancino: lo Shamrock Rovers Giovedì 17 e, auspicabilmente, la vincente di Bodø/Glimt - Zalgiris rappresentano test abbordabili per dimostrare che il proprio posto ormai è stabilmente in prima squadra, specie considerando che Ibrahimovic è ancora in fase di rodaggio. Nel recente passato Vincenzo Montella approfittò delle sfide contro Universitatea Craiova e Shkendija per lanciare Patrick Cutrone, che pur senza far gridare al fenomeno ha sempre sudato la maglia portando nelle casse societarie 22 milioni di euro in seguito alla sua cessione. Perché non dovrebbe essere il turno di Colombo ora?

sabato 12 settembre 2020

Roma, ruota tutto attorno a Under: ruolo chiave nel giro di attaccanti o.. sostituto di Zaniolo


Negli ultimi giorni la trattativa per incastrare i tasselli di un puzzle rompicapo che vede coinvolte Juventus, Roma e Napoli sembrava essersi arenata: gli ultimi segnali andavano nella direzione di una permanenza di Dzeko (che ha appena festeggiato la nascita della figlia Dalia) nella Capitale, con i bianconeri sempre più convinti di andare su Suarez e i partenopei in cerca di acquirenti esteri per non perdere Milik tra un anno a zero.
L'empasse in questo effetto domino è stata causata dal mancato accordo per lo scambio Milik-Under tra Napoli e Roma: un problema di valutazioni e di distanze non colmate, anche perché le pretese di De Laurentiis per il polacco libero di prendere accordi da Gennaio restano alte. Ma il valzer degli attaccanti in Serie A non è detto che sia finito ancora prima che la musica cominci.
Cengiz Under è la chiave per sbloccare un affare non ancora tramontato; il suo futuro a questo punto difficilmente sarà agli ordini di Gattuso, ma se la strana coppia Fienga-De Sanctis riuscisse a cederlo altrove a titolo definitivo avrebbe le risorse da girare al Napoli, che di fronte ad un'offerta cash abbasserebbe le sue pretese per l'ex Ajax a 30 milioni, bonus compresi. In tal senso a Trigoria prendono nota dell'interesse dell'Hertha Berlino per il turco (a bilancio per sette milioni ancora) anche se è da verificare la disponibilità al trasferimento dell'esterno e l'effettiva consistenza dell'offerta tedesca, che per essere presa in considerazione non può essere inferiore ai 25 milioni di euro. La Juve osserva da vicino, preoccupata dalle lungaggini burocratiche legate all'arrivo del Pistolero Suarez, senza avere in mano un reale piano B che non abbia le fattezze di un centravanti bosniaco.
E i giallorossi come intendono regolarsi per la sostituzione dell'infortunato Zaniolo? Nonostante le reti in amichevole contro Frosinone e Cagliari che comprensibilmente possono stuzzicare la fantasia, le alternative nel ruolo (Pellegrini, Mkhitaryan, Pedro, C.Perez) non sono poi così poche se Fonseca confermerà il 3-4-2-1 che ha dato soddisfazioni nel finale dello scorso campionato. L'ex Basaksehir salvo repentini cambi di rotta rimane la principale fonte di plusvalenza individuata dalla dirigenza romanista.

venerdì 11 settembre 2020

Juventus, il lungo addio di Higuain: 90 milioni di promesse, non tutte mantenute


Poco meno di 4 milioni di buonuscita, 7,5 milioni di un ingaggio diventato ormai un peso, 90 milioni che corrispondono all'ammontare della famosa clausola rescissoria pagata al Napoli. Tutte le cifre di Gonzalo Higuain che ha detto addio alla Juventus per accasarsi come il compagno di squadra Matuidi all'Inter Miami di Beckham; con un pizzico di rammarico per le parole di Pirlo che non ha messo in discussione il valore assoluto del calciatore ma ha pubblicamente dichiarato come il suo ciclo fosse finito. Era convinto di poter dare ancora alla causa, ma la società bianconera non gli ha lasciato molte alternative e gli ha indicato la porta d'uscita.
Qual'è il il bilancio finale del centravanti argentino a Torino dopo il trasferimento che fece scalpore nel 2016, quando l'ex Real decise di tradire la venerazione di una città appassionata senza guardarsi indietro? C'è un Higuain raccontato dai freddi numeri, ottimi ma non esaltanti per quelle che erano le premesse, e comunque in calando (32 gol la prima stagione, 23 la seconda, 11 nell'ultima) e una narrazione diversa di Higuain resa da immagini, esultanze, momenti decisivi. Questo secondo Pipita è sicuramente entrato nel cuore degli juventini che hanno acclamato il suo ritorno in rosa dopo le parentesi negative a Milan e Chelsea. La zampata all'esordio contro la Fiorentina quando tutta Italia ironizzava sui suoi chili in eccesso, le reti del core 'ngrato contro la sua ex squadra, quella sensazione di onnipotenza e di strapotere sulle concorrenti derivante dal suo acquisto, e i gol nel percorso dei tre Scudetti vinti allo Stadium che possono essere pesati oltre che contati. Tutti fattori che gli hanno permesso di conquistare i favori di una tifoseria abituata piuttosto bene in termini di campioni.
In molti si chiedono.. come sarebbe andata se Mister 36 gol avesse optato per una scelta diversa in quell'estate di quattro anni fa? Probabilmente avrebbe ricevuto un trattamento diverso senza dover dire addio dall'uscita di servizio e sarebbe ancora oggi un giocatore di Serie A, immortalato da una statuina di San Gregorio Armeno a grandezza naturale e da un gigantesco murales nei Quartieri Spagnoli; sacrificando in cambio tre Tricolori in bacheca e una finale di Champions dal palmares personale. È l'eterno dilemma tra l'essere uno dei tanti in una piazza vincente o entrare nell'Olimpo dei grandi di una società meno abituata a gioire a fine anno e per questo attaccatissima a chi rimane fedele alla maglia. Gonzalo la sua decisione l'ha presa e mentre si appresta ad iniziare una nuova avventura lontano dal calcio che conta a soli 32 anni, potrà tirare le somme se è stata a posteriori quella giusta.